Dalle tre alle cinque ore online e si preferisce comunicare attraverso i social, se ho dubbi mi rivolgo a Internet meglio se è un Chatbot
L' esposizione degli adolescenti agli schermi raggiunge livelli che non possono più essere considerati marginali. I dati mostrano che più di un terzo dei ragazzi trascorre oltre cinque ore al giorno online, una quantità di tempo che su base annua, equivale a quasi tre mesi di connessione continua. A questo si aggiunge un ulteriore 39,5 percento, secondo i dati dell' Osservatorio Scientifico sull' Educazione Digitale, che resta online tra le tre e cinque ore quotidiane. Il digitale non occupa più spazi residuali della giornata: ne diventa una struttura portante.
Il tempo online come ambiente quotidiano
Queste ore non sono concentrate in un unica attività. Lo schermo accompagna momenti diversi: la comunicazione, intrattenimento, ricerca di informazioni, studio. L' online non è percepito come un luogo separato, ma come un' estensione del quotidiano, dentro cui i ragazzi si muovono con naturalezza. La quantità di tempo trascorsa connessi suggerisce un' espansione continua, più che in un utilizzo intermittente.
Relazioni tra schermo e presenza
Sul piano relazionale, il quadro che emerge è articolato. Una parte degli adolescenti preferisce comunicare attraverso i social network, un altra dichiara di privilegiare il contatto diretto. La quota più ampia alterna entrambe le modalità. La comunicazione online non sostituisce completamente quella in presenza, ma la affianca, creando un sistema ibrido in cui le relazioni si muovono tra schermo e realtà fisica senza una separazione netta.
Dove si cercano le risposte
Quando emergono dubbi o domande, Internet è la prima fonte di riferimento. Subito dopo compaiono genitori e amici, mentre colpisce sempre di più il ruolo dell' intelligenza artificiale, utilizzata da quasi la metà degli intervistati per ottenere risposte. Chatbot e sistemi generativi entrano così nella quotidianità cognitiva dei ragazzi.
Allo stesso tempo, il peso di insegnanti e libri risulta marginale. Non scompaiono ma arretrano. Il sapere non viene più cercato in contesti principalmente strutturati o istituzionali, ma in questi spazi digitali percepiti come immediati e sempre disponibili.
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