Davos 2026: il Canada di Carney sfida la retorica occidentale e propone un nuovo ordine multilaterale

 


L’intervento del Primo Ministro canadese Mark Carney al World Economic Forum 2026 a Davos ha segnato una svolta nel dibattito geopolitico globale, evidenziando non tanto un semplice ripensamento della diplomazia occidentale ma una risposta strategica ai profondi cambiamenti in atto nelle relazioni internazionali. Nel suo discorso Carney ha affermato con franchezza che la narrazione dell’“ordine internazionale basato sulle regole”, di cui per decenni si è discusso nell’ambito della politica estera occidentale, stava diventando sempre più una “finzione” utile a giustificare l’egemonia delle grandi potenze e in particolare degli Stati Uniti — un ordine che oggi è in fase di rottura sotto la pressione delle rivalità tra grandi potenze e delle nuove dinamiche economiche e politiche globali. Carney ha sostenuto che, di fronte alla crescente competizione tra superpotenze, i Paesi di media grandezza come il Canada non sono impotenti ma anzi hanno la capacità di costruire nuove forme di cooperazione internazionale basate su valori condivisi quali il rispetto dei diritti umani, lo sviluppo sostenibile, la sovranità e l’integrità territoriale degli Stati.

Questa visione è fondata sull’idea che la globalizzazione non sia da respingere ma da ridefinire, aprendosi a partnership strategiche e diversificate con paesi e blocchi che condividono principi e obiettivi simili. In tal senso, il ruolo del Canada nel promuovere il libero commercio e la cooperazione multilaterale offre un esempio concreto. Le relazioni economiche con l’Unione europea sono già state rafforzate dal Comprehensive Economic and Trade Agreement (Ceta), un accordo di libero scambio che ha ridotto il 99 % dei dazi tra Canada e Ue su una vasta gamma di prodotti, aprendo opportunità commerciali e integrative per industrie e consumatori su entrambe le sponde dell’Atlantico. Questo trattato rappresenta un pilastro delle relazioni transatlantiche ed è un modello di come le potenze medie possano utilizzare accordi economici per costruire ponti duraturi e vantaggiosi piuttosto che dipendere dai soli equilibri di potere.

Oltre all’accordo con l’Ue, Ottawa ha anche lavorato su altre iniziative commerciali e geopolitiche che riflettono la strategia di diversificazione economica voluta da Carney: il Canada ha rafforzato relazioni bilaterali con il Messico e altri partner globali, cercando nuove rotte di cooperazione energetica, tecnologica e finanziaria per ridurre la vulnerabilità a pressioni economiche esterne, come i dazi o le coercizioni commerciali sempre più utilizzati dalle superpotenze.  Il discorso di Davos non è stato privo di critiche. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha reagito con durezza, invitando il Canada a “essere grato” per il suo ruolo nella sicurezza occidentale e minimizzando la portata delle dichiarazioni di Carney. Tuttavia, la posizione del primo ministro canadese ha riscosso attenzione anche in Europa, con commentatori che invitano l’Ue a considerare seriamente la visione canadese di cooperazione tra potenze medie e di emancipazione pragmatica dall’unico centro di influenza, sostenendo l’importanza di un approccio transatlantico più bilanciato e autonomo. In questo contesto, il Canada si proietta come un protagonista internazionale capace di coniugare pragmatismo e principi, consolidando relazioni economiche con l’Europa e altri grandi partner pur mantenendo una forte identità nazionale e capacità di intervento multilaterale. L’apertura a nuove forme di cooperazione con l’Unione europea, basate su scambi commerciali equilibrati, innovazione tecnologica, apertura di mercati e rispetto dei diritti umani, offre uno scenario di partnership rafforzata che va oltre i tradizionali vincoli geopolitici.

A cura di Domenico Letizia
Fonte: Relazioni Internazionali di Tribuna Politica ed Economica

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