Iran, da Londra l’appello dei parlamentari: i Pasdaran siano messi al bando

 




Una storica conferenza svoltasi nel cuore del Parlamento del Regno Unito, intitolata significativamente “Pace e libertà con una repubblica democratica”, ha riacceso con vigore i riflettori della diplomazia internazionale sulla transizione democratica a Teheran, raccogliendo un amplissimo e trasversale consenso da parte di parlamentari di diversi schieramenti politici, autorevoli giuristi e qualificati esperti geopolitici della stampa estera.

Durante l’evento, che ha visto una folta e attiva partecipazione di attivisti della diaspora anglo-iraniana e di eminenti difensori dei diritti umani, è emerso un appello unanime, perentorio e non più rinviabile rivolto alla comunità internazionale e in particolare ai governi occidentali: abbandonare in modo definitivo le fallimentari e storiche politiche di condiscendenza e appeasement che per decenni hanno contraddistinto i rapporti con il regime teocratico, procedendo senza ulteriori esitazioni all’immediata iscrizione del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC), noti come pasdaran, nella lista nera delle organizzazioni terroristiche internazionali.

Intervenendo in video collegamento davanti a una platea gremita, la presidente eletta del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI), Maryam Rajavi, ha evidenziato con drammatica chiarezza come l’Iran si trovi oggi a un bivio storico cruciale, stretto tra una disperazione economica interna senza precedenti e la brutale, sistematica repressione ordinata dai mullah per scongiurare il collasso imminente del sistema di potere.

Rajavi ha denunciato i numeri spaventosi di una vera e propria emergenza umanitaria globale, contrassegnata da migliaia di arresti politici mirati a colpire in particolar modo i sostenitori e i simpatizzanti dei Mojahedin del Popolo (OMPI) e da un’impennata drammatica delle esecuzioni capitali, con decine di prigionieri politici barbaramente giustiziati nel giro di pochissime settimane nel tentativo di soffocare il dissenso.

Nonostante questo asfissiante clima di terrore interno e i continui blocchi alla rete internet, le Unità di Resistenza legate all’opposizione organizzata continuano a operare coraggiosamente su tutto il territorio nazionale, sfidando apertamente i principali centri di potere della Repubblica Islamica e i suoi apparati di sicurezza, a testimonianza tangibile di una profonda volontà di riscatto popolare che la forza bruta del regime non riesce in alcun modo a spegnere.

Un punto nevralgico del dibattito londinese, coordinato con fermezza dal deputato Bob Blackman e sostenuto con vigore da esponenti di primo piano come Jim Shannon e Toby Perkins, ha riguardato il netto e intransigente rifiuto di qualsiasi opzione autoritaria, sia essa legata al passato monarchico o al presente teocratico, un concetto efficacemente riassunto nel celebre slogan geopolitico “No allo Scià, no ai mullah”.

Le analisi condivise dalla stampa estera e dai commentatori internazionali presenti a Westminster hanno ampiamente rimarcato come la proposta del CNRI, fondata sul Piano in dieci punti di Maryam Rajavi per un Iran laico, pluralista, non nucleare e basato sulla parità di genere, non rappresenti una vaga aspirazione ideale, bensì un manifesto programmatico concreto e una reale alternativa democratica già strutturata per la gestione di un governo provvisorio di transizione.

I parlamentari britannici hanno esortato il Foreign Office a rivedere radicalmente le relazioni diplomatiche con Teheran, chiedendo non solo il bando dei pasdaran come entità terroristica, ma anche l’espulsione degli agenti del regime e la chiusura delle ambasciate iraniane in Europa, descritte come veri e propri centri operativi per la pianificazione di attività ostili all’estero.

Hanno inoltre sottolineato che la stabilità e la pace nel Medio Oriente e nel Golfo Persico non potranno mai essere raggiunte finché l’attuale dittatura teocratica rimarrà al potere, e che il sostegno internazionale all’autodeterminazione del popolo iraniano rappresenta l’unico investimento strategico efficace per la sicurezza globale.


A cura di Domenico Letizia

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