Troppi rifiuti elettronici in mare: è allarme per delfini e focene e rischia anche l'uomo
Li si trova ovunque, a cominciare da cervello e tessuti dei delfini e delle focene che vivono nel Mar Cinese meridionale. Una nuovo studio fa luce sulla pervasività dei rifiuti elettronici tossici provenienti dagli schermi dei televisori, computer e smartphone, i cosiddetti LCM, che regolano il passaggio della luce nei display e consentono la nitidezza delle immagini a cui i consumatori sono sempre più abituati. Dispersi, nell' ambiente come rifiuti elettronici, lo contaminano. E i tempi di degradazione sono lunghi. Di qui l' allarme veicolato da una ricerca pubblicata sulla rivista Environmental Science & Technology, ha individuato livello significativi di monometri a cristalli liquidi (per l' appunto i LCM), in particolare alcune specie di cetacei, in particolare nella Susa indopacifica, nota anche come delfino bianco cinese, diffusa nelle acque tropicali nell' Indo-Pacifico centrale, e nelle neofocene, un genere che popola le acque costiere asiatiche, in particolare quelle indiane, indonesiane, cinesi e giapponesi.
Si tratta di sostanze organiche luminose progettate per essere estremamente stabili, così da durare più a lungo all' interno degli schermi di televisori, computer e smartphone spiega al The Guardian Yuhe He, tra gli autori dello studio e ricercatore presso la City University di Hong Kong. Una stabilità che rende i LCM ancora più pericolosi, proprio in ragione della durata della loro vita. Il team di ricerca ha così analizzato campioni di tessuto delle specie minacciate del Mar Cinese Meridionale nell' arco di quattordici anni: nel dettaglio sono stati esaminati 62 diversi monometri a cristalli liquidi in campioni di grasso, muscolo, fegato, rene e tessuto celebrale con alterazioni dell' attività genetica nelle cellule dei cetacei, in particolare nei processi di riparazione del DNA e divisione cellulare. E se le concentrazioni più elevate sono state riscontrate nel tessuto adiposo, i ricercatori sono rimasti sorpresi nel trovare piccole quantità di LCM anche nel cervello degli animali, segno che queste sostanze sono in grado di attraversare la barriera emato-encefalica.
Un vero e proprio campanello d' allarme, sottolinea He. Se queste sostanze riescono ad attraversare la barriera emato-encefalica nei delfini, dobbiamo preoccuparci della possibilità di effetti analoghi nell' uomo, esposto attraverso frutti di mare contaminati o persino l' acqua potabile. Del resto studi precedenti avevano già evidenziato come questi inquinanti possano comportare rischi per la salute umana, oltre che per gli animali marini, le sostanze tossiche rilevate nei delfini e nelle focene sono state riscontrate, non a caso, anche nei pesci e negli invertebrati di cui questi mammiferi si nutrono.
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