"Infanzia tradita": per i bambini con disturbi post traumatici il 40% dei legami è fonte di dolore




Grazie a un' indagine qualitativa condotta da un gruppo di psicologi e psicoterapeuti olandesi, è stato aggiunto un nuovo tassello nella ricerca sugli effetti del trauma in età evolutiva.
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Journal of Child and Adolescent Trauma ha esplorato la percezione che hanno i bambini con disturbo post traumatico da stress (PTSD) hanno della propria rete sociale e dal sostegno che da essa ricevono.
Un aspetto da non sottovalutare, perché il supporto morale è considerato cruciale nel recupero dopo un evento traumatico, ma ancora poco si sa su come funzioni - o si inceppi - nei più piccoli vittime di violenza domestica, abuso o altre forme di trauma interpersonale cronico. 
I ricercatori hanno intervistato dieci bambini di età compresa tra gli 8 e i 12 anni, tutti segnalati per un trattamento psicoterapeutico specializzato dopo aver subito un trauma interpersonale. Nove di loro avevano assistito o subito violenza da parte del padre, mentre un caso riguardava un rapimento in tenera età. I punteggi medi ottenuti al questionario CRIES -13 , strumento di screening per i sintomi post-traumatici, indicavano un' elevata probabilità di diagnosi di PTSD.


Reti sociali diversificate ma spesso fonte di sofferenza


Contrariamente a quanto si può pensare i bambini non vivevano in isolamento. La loro rete sociale contava 15,5 persone, con un minimo di 7 e un massimo di 23 individui, tra familiari ( mediamente 8,7), amici (5,8) e altre figure come insegnanti, amici dei genitori o animali domestici. Tuttavia la qualità di queste relazioni era tutt'altro che soddisfacente: circa il 40% dei legami veniva descritto come ambivalente o francamente negativo. Esempi riportati includevano il bullismo da parte di amici e litigi frequenti in famiglia. 
Particolarmente significativo il dato relativo alla comunicazione dell' evento traumatico. In media i bambini dichiaravano di non aver mai parlato della propria esperienza traumatica con l' 85,6% delle persone della loro rete.
Solo il 10,3 per cento dei nodi della rete era associato a conversazioni ritenute di sopporto, mentre il restante 4,1 per cento era legato a dialoghi percepiti come non utili o dannosi. Il 30 per cento dei partecipanti non si era mai confidato con nessuno. 

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