"Qualcosa di Lilla", arriva il film tv della Rai sulla bulimia
Con "Qualcosa di Lilla", la tv del servizio pubblico batte un colpo su una questione di grande attualità: secondo i dati diffusi dall' Istituto Superiore di Sanità, in Italia, tra le ragazze tra i 15 e i 25 anni, la bulimia è la seconda causa di morte e la famiglia spesso neppure se ne accorge, perché la persona bulimica tende a isolarsi, a non farsi scoprire, è una malattia silente, difficile da individuare all' inizio. Il film è stato presentato alla sede Rai di Via Alessandro Severo a Roma dagli attori protagonisti Federica Pala, Alessandro Tersigni, Raffaella Rea e Margherita Buoncristiani, insieme alla regista e sceneggiatrice Maruska Albertazzi. Non è la storia di una ragazza che sceglie di guarire, ma di una ragazza che compie un primo passo verso il cambiamento, scegliendo di voler guarire.
Parlare di disturbi alimentari è fondamentale tanti ragazzi ne sono affetti, sottolinea la regista. La storia della quindicenne Nicole, interpretata da Federica Pala, è quella comune a molti adolescenti: il dolore per i genitori separati, una passione per la matematica, la ricerca del peso giusto che non arriva mai. Nicole vive con la mamma, Veronica Rea, che fa la personal trainer e con cui ha un rapporto conflittuale. La donna la vorrebbe più matura, ha un rapporto speciale col papà poliziotto, Cristiano, Alessandro Tersigni, che vede ogni fine settimana. Il poliziotto commette l' errore di avere un rapporto di amicizia con la figlia. Prova a colmare una mancanza dovuta al divorzio, ma questo gli impedisce di vedere veramente com'è Nicole.
La vita di Nicole cambia quando arriva in classe Luce (Margherita Buoncristiani) che porta con sé tutto il disagio delle adolescenti di oggi. Trascina Nicole in un mondo fatto di eccessi, dove ogni cosa è spinta al massimo. Luce soffre di bulimia da quando era piccola, sembra che la malattia faccia parte di lei. Così Nicole scivola anche lei nella malattia come si scivola nell' età adulta, senza accorgersene. Ma soprattutto senza che se ne accorgano gli altri.
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