Il patto per la salute mentale e il disagio giovanile

 



Un' idea della cura che non sia circoscritta alle prestazioni sanitarie, alla riduzione della persona alla sua patologia, ma assuma la salute mentale in una visione più vasta, come responsabilità di comunità, costruzione di percorsi concreti capaci di coinvolgere chi è malato, gli operatori e le famiglie. Di promuovere un ruolo attivo delle reti sociali e delle istituzioni. A contrastare lo stigma come lo svotamento del welfare. Il richiamo a Bassaglia non è un rituale. E' "Città che cura", il "Patto per la salute mentale", sottoscritto nel 2018, da Asl3 e 70 associazioni e sindacati, gli ordini professionali, il terzo settore. Una sperimentazione civile importante, per tanti aspetti in controtendenza ai processi di contrazione e di verticalizzazione della sanità pubblica, che ha prodotto coltura, incrinato separatezze tra i diversi attori, messo in campo un sapere non solo medico. 

Quanto questo sia necessario è reso evidente dalla crescita complessiva delle patologie psichiatriche, oltre 850mila utenti presi in carico dai Dipartimenti di Salute Mentale in Italia, con 270mila nuovi accessi nel solo 2024. La punta dell' iceberg di un malessere psicologico che ha nelle sue radici nella fatica contemporanea del vivere, nello slegarsi dalle relazioni collettive, nell' auto-responsabilizzazione del singolo come unico artefice delle proprie fortune e sfortune. Per Eurostat il 24 percento dei giovani degli under 24, è segnato da sintomi depressivi. I disturbi mentali tra gli adolescenti e i giovani adulti sono aumentati del 20 percento nell' ultimo decennio. 

E dove il mutamento  antropologico dei linguaggi e degli apprendimenti l' esistenza online, la rivoluzione tecnologica hanno ridimensionato la percezione di sé, le identità, la socialità, le priorità dell' esistenza. Esposizione continua l' invisibilità e la mancanza di riconoscimento sono i poli di una condizione, insieme sociale ed esistenziale, segnata da un continuo susseguirsi di criticità non sempre affrontabili con le risorse individuali. Anche da qui il moltiplicarsi della depressione, dell' ansia, dei disturbi affettivi ed alimentari. E il loro riflettersi sull' isolamento, l' aggressività e le dipendenze. 

Esso stesso una pratica di ascolto tra generazioni con al centro l' uscire dagli stereotipi, alle aspirazioni disciplinari, dai richiami, modelli famigliari e colturali esauriti. L' altra faccia l' assenza di politiche concrete di supporto all' autonomia, alle pari opportunità, alla valorizzazione dei talenti, e della creatività. Con una pluralità di voci che disegnano una possibile comunità educante, nuovi spazi di relazione, e di capacità di interrogarsi su uno scenario largamente inedito. 

Ma la sua stessa crescita, la capacità di collegare nuove competenze e sensibilità diverse, aiuta a rendere visibile che la città che cura è tale solo se è capace di fare spazio e trovare tempo per le fragilità. Che a loro volta, si intrecciano con la normalità difficile che caratterizza il nostro vivere sociale. La salute mentale ne è uno specchio. E non è affatto marginale. 

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