Fumare non è attività sociale: aumenta isolamento e solitudine

 



Fumare è scientificamente dimostrato aumenta la solitudine e l' isolamento sociale di chi convive con le sigarette. E' quanto emerge da uno studio compiuto sui dati di oltre 50 mila persone, presentato al congresso dell' European Respiratory Society (la società Europea di Pneumologia) a Barcellona: i risultati invitano a ripensare alla narrativa del fumo come abitudine che facilita la condivisione, perché molto distante dal mondo reale. 

Il rapporto tra fumo e solitudine 

Passate ricerche hanno suggerito un legame tra la solitudine e una maggiore probabilità di fumare, ma poche finora, avevano esplorato la relazione nella direzione opposta: eppure, chi lavora nella cura delle malattie respiratorie vede continuamente l' impatto del fumo sulla salute delle persone e il costo che questa scelta può avere sulla socialità
I ricercatori di Imperial College London avevano già evidenziato che i fumatori in Inghilterra sono più soli e isolati di coloro che non fumano, ma quanto emerso spiegano avrebbe potuto dipendere da dinamiche socioculturali. 
Così ha analizzato i dati di 50 mila persone di età media di 67 anni in 15 diversi paesi, che avevano preso parte all' indagine sull' invecchiamento Survey of Health and Ageing in Europe (SHARE). La solitudine degli intervistati è stata indagata usando la scala UCLA, uno strumento psicologico impiegato in ambito di ricerca che misura i sentimenti soggettivi di solitudine e isolamento sociale, chiedendo, quanto spesso ci senta esclusi, senza compagnia o isolati dagli altri. 
Gli scienziati hanno confermato le risposte dei fumatori e non e riproposto lo stesso questionario due anni dopo. All' inizio dello studio il 22 percento degli intervistati fumava, e oltre il 48 percento era affetto da più di due malattie croniche. 

Chi fuma di più è più spesso solo. Ma perchè?

Dall' analisi è emerso che chi al momento del test era un fumatore, sperimentava più spesso dei non fumatori un senso di solitudine, a parità di altre variabili che possono incidere su questo, come genere ed età. I fumatori avevano anche vissuto più spesso rispetto agli altri maggiori aumenti dell' isolamento e della solitudine nel corso del tempo, a prescindere dal livello di solitudine dal quale erano partiti, e a parità di fattori demografici che facilitano la disconnessione di altri. 
I risultati fanno pensare che specialmente nelle persone anziane, come quelle che erano coinvolte nello studio, fumare possa danneggiare la salute psicosociale, oltre a quella fisica, in un momento della vita in cui le relazioni sono cruciali anche per il benessere cognitivo. 
Secondo gli autori dello studio la relazione tra fumo e solitudine può dipendere che fumare acuisce le malattie croniche che limitano la mobilità o con essa le occasioni di incontro, o da norme sociali, come i divieti di fumo nei luoghi pubblici, che rendono le attività come esse svolte meno appetibili per i fumatori, limitando le loro uscite in compagnia. 
Gli scienziati sottolineano di cambiare il racconto associato al fumo, in modo che meglio si allinei ai dati di realtà: associare il fumo a migliori interazioni sociali in luoghi come i pub e altri punti di ritrovo è semplicemente lontano dal vero, e fa passare un messaggio sbagliato. 

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