Iniziamo ad avere un idea di quanto scaldano i data center che alimentano l' intelligenza artificiale e cloud
Sembrano passati secoli dall' Accordo di Parigi, quel trattato internazionale del 2015 in cui i Paesi delle Nazioni Unite si impegnavano a contenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi rispetto all' era pre-industriale. Quella soglia è già stata superata temporaneamente nel 2024 e nel 2025, mentre alcune stime indicano che muovendosi verso il 2030 questi eccessi potrebbero diventare la norma. Eppure, invece di correre ai ripari, viviamo un momento in cui le principali potenze concentrano energie e investimenti sull' espansione dell' intelligenza artificiale e dei servizi cloud attività che richiedono enormi data center ad alto consumo di energia e acqua, con conseguenti emissioni, inquinamento acustico e impatti locali. Non solo il funzionamento dei server genera un forte riscaldamento dell' ambiente circostante, un effetto che i ricercatori di tutto il mondo stanno cercando di quantificare.
Comprendere gli effetti che queste strutture esercitano sulle aree che le ospitano è d' altronde estremamente complesso: non esiste una matrice universale capace di rappresentare il funzionamento di ogni singolo data center e, soprattutto le aziende che li controllano dimostrano una scarsa propensione alla trasparenza. Per questo motivo un ampio gruppo di ricercatori che comprende istituzioni del Regno Unito, di Hong Yong, Singapore, dell' Italia e della Francia ha pubblicato in questi giorni su paper in cui ha monitorato la reale quantità di calore rilasciata da questi giganteschi capannoni ad alta intensità energetica, analizzando il fenomeno delle cosiddette "isole di calore".
I ricercatori hanno riscontrato variazioni nette delle temperature di superficie confrontando i valori registrati prima e dopo l' entrata in funzione di 6.000 mila data center costruiti e avviati tra il 2004 e il 2024 in aree scarsamente abitate: in media si è creato microclima locale caratterizzato da un aumento di 2,07 gradi, una differenza pur sembrando contenuta se vista su carta, può produrre impatti significativi sull' ambiente e sulla vivibilità. Ancor più se si considera che nei casi più estremi le rilevazioni hanno mostrato innalzamenti fino a 9,1 gradi. Gli effetti di una simile variazione hanno una portata chilometrica e gli studenti di Cambridge calcano che più di 340 milioni di persone potrebbero essere soggette agli effetti di questo fenomeno.
Non si tratta di fenomeni lontani: lo studio cita anche l' Aragona, regione spagnola che si sta rapidamente affermando come nodo di ambizioni di sovranità digitali in Europa, dove le analisi rilevano un aumento medio del microclima locale di circa 2 gradi rispetto alle aree circostanti. Man mano che governi e investitori finanziano e avviano nuovi data center, è possibile che questi impatti locali andranno solamente a intensificarsi, con conseguenze sul clima locale, sul consumo di risorse idriche, e sul benessere delle comunità ospitanti, una prospettiva che secondo i ricercatori, richiede sin da subito delle strategie di mitigazione che introducono soluzioni tecniche che siano perlomeno capaci di ottimizzare il funzionamento di queste infrastrutture, oramai considerate critiche ed essenziali.
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