L' impatto della maternità sulla carriera delle donne
Triste dirlo quando si festeggia la Festa della Mamma, però la maternità è il fattore che maggiormente penalizza il lavoro delle donne e contribuisce alla disparità di genere. Secondo i dati dell' Osservatorio Elle Active con il centro Crilda Dell' Università Cattolica di Milano, dopo la nascita del primo figlio, in Italia la probabilità che una donna lasci la propria professione o riduca la partecipazione al mercato del lavoro è tra le più alte d' Europa.
Lo chiamano Motherhood Penality, penalità economica e professionale: le neo-mamme che sono nelle condizioni di continuare a lavorare sperimentano subito una riduzione dell' orario di lavoro e delle retribuzioni, mentre per i padri le condizioni rimangono inalterate. Anzi capita ai padri novelli di essere gratificati con aumento di stipendio o incentivi.
Circa una neo-mamma su due, non è nelle condizioni di continuare a lavorare e quindi si dimette. Poiché alle aziende non è permesso licenziare una donna in gravidanza o fino al compimento del primo anno di età del bambino, nel cosiddetto "periodo protetto" , per evitare il fenomeno dei finti licenziamenti (le dimissioni in bianco) ogni risoluzione consensuale del lavoro deve essere convalidata dall' ispettorato, tenuto a informare le lavoratrici sui propri diritti, verificare che le dimissioni siano davvero volontarie, indagare le cause.
I dati dell' ispettorato del lavoro (relativi all' anno 2024) fotografano le difficoltà dell' essere genitori in Italia oggi, e riguardano sia le lavoratrici madri (che rappresentano il 70 percento di chi si licenzia) sia i padri: nel 45 percento le dimissioni sono motivate nelle difficoltà del conciliare il lavoro con la cura del bambino, nel 43 percento nell' assenza di parenti di supporto, mentre i costi di assistenza (7,6 percento) e il mancato accoglimento al nido il (4,6 percento) incidono relativamente meno. Se si analizzano le motivazioni adottate dai padri, spiccano subito le differenze di genere: nel 66 percento dei casi le dimissioni volontarie sono dovute al passaggio in un altra azienda, mentre solo il 21 percento si dimette per la cura dei figli.
Per quanto riguarda le difficoltà connesse al lavoro, il 46,9 percento delle madri dichiara difficoltà a conciliare la cura del bambino con l' attività, il 36,4 percento indica condizioni di lavoro particolarmente gravose, il 7,8 percento la lontananza dal luogo di lavoro, il 3,6 percento dichiara l' indisponibilità del datore di lavoro a concedere flessibilità nei turni e negli orari, il 4 percento la negazione del part-time.
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