La storia di Moko, il delfino che parlava ai giganti del mare
Tutto ha inizio nel 2008 a Mahia Beach quando due capodogli si spiaggiano su una secca letale e, dopo ore di tentavi falliti da parte dei soccorritori oramai arresi all' inevitabile, il giovane tursiope Moko interviene spontaneamente.
Dal punto di vista biologico, questo salvataggio interspecifico è stato guidato dal biosonar del delfino (un sistema di eco localizzazione a onde sonore ad alta frequenza), capace di mappare il mare e intercettare le grida di stress dei cetacei.
L' altruismo di Moko non era un miracolo emotivo ma l' espressione di "allomaternità" tipica dei tursiopi, mammiferi marini spinti da istinti evolutivi a proteggere e soccorrere gli individui vulnerabili di qualsiasi specie.
Moko rientrava nella rara categoria etologica dei "delfini solitari sociabili", esemplari che anomalie biologiche ignote abbandonano il proprio branco e deviano il loro innato bisogno di interazione sociale verso l' uomo.
I suoi comportamenti successivi più irruenti, come rubare tavole da surf o trattenere i bagnanti al largo, non erano aggressività ma la sua frustrazione ludica di un delfino adolescente privato del riconoscimento dei suoi simili.
A luglio 2010 la magia si interrompe con il ritrovamento della sua carcassa a Matakana Island, i patologi della Massey University lo hanno identificato dai denti, scoprendo la perdita di otto elementi dovuta ai giochi con le ancore.
Mentre i media dell' epoca hanno diffuso la tesi di un impatto fatale con le eliche di una barca, l' autopsia ufficiale ha smentito questa ricostruzione, escludendo categoricamente ferite laceranti o traumi da impatto sul corpo.
L' esame biologico non ha fornito la causa esatta del decesso per l' avanzata decomposizione, ma ha rilevato una patologia epatica, dimostrando che l' antropizzazione altera la salute e cancella la diffidenza vitale dei cetacei.
In altre parole la stessa fiducia che rese Moko molto famoso potrebbe aver contribuito a renderlo più fragile. Il delfino che salvò due vite nel mare lasciò una domanda che la scienza non è ancora riuscita a risolvere completamente.

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