La guerra ibrida dei clic: così la disinformazione fabbrica il separatismo canadese

 





Un clamoroso scoop investigativo della CBC, l’emittente pubblica canadese, ha svelato i retroscena di una sistematica campagna di disinformazione e manipolazione dell’opinione pubblica che sta scuotendo l’Alberta, la ricca provincia occidentale del Canada dove il prossimo 19 ottobre si terrà un cruciale e tesissimo referendum consultivo per avviare l’iter di secessione dal governo federale di Ottawa.

L’inchiesta giornalistica ha dimostrato come la retorica ultranazionalista e i contenuti più radicali a favore dell’indipendenza non nascano esclusivamente dalla pancia del Paese, bensì vengano alimentati e amplificati in modo fittizio da una fitta rete di account falsi gestiti da creatori di contenuti residenti all’estero, in particolare nel Sud-est asiatico e in Pakistan. Questi ultimi vengono paradossalmente retribuiti da Meta tramite i suoi programmi ufficiali di monetizzazione.

I giornalisti della CBC hanno identificato decine di profili inautentici, come quello di una sedicente attivista indonesiana che affermava falsamente di aver subito aggressioni e lanci di pietre mentre faceva campagna elettorale porta a porta nelle città dell’Alberta. Si è poi scoperto che l’utente reale gestiva in realtà profili multipli usati per vendere spaghetti fatti in casa a Giacarta. La geopolitica, a volte, passa anche dalla pasta fresca. Purtroppo non è una battuta.

Questi ghostwriter della disinformazione utilizzano l’intelligenza artificiale per generare meme polarizzanti, post ad alto tasso emotivo e persino finte testimonianze di “patriottismo” locale, rubando sistematicamente l’identità o i testi dei veri militanti separatisti per massimizzare le interazioni all’interno dei gruppi Facebook più seguiti della galassia indipendentista.

Non si tratta soltanto della classica e sofisticata operazione di cyberspionaggio geopolitico orchestrata da servizi segreti stranieri per destabilizzare una democrazia occidentale, ma anche di una cinica ed estremamente banale caccia al clic, motivata da scopi puramente economici.

La struttura stessa degli algoritmi di Meta premia e monetizza il coinvolgimento degli utenti basato sulla rabbia e sulla divisione politica, creando un perverso incentivo finanziario globale: un utente in Pakistan o in Indonesia può guadagnare somme significative in dollari semplicemente esasperando le tensioni interne del Canada, senza avere alcuna reale cognizione della complessa realtà geopolitica locale.

Le ramificazioni internazionali di questo fenomeno, tuttavia, non si fermano all’Asia e intersecano dinamiche ben più strutturate. Recenti report dei principali think tank nordamericani hanno evidenziato legami transfrontalieri tra il movimento separatista dell’Alberta e influenti ambienti della destra repubblicana statunitense, con il coinvolgimento di piattaforme digitali per la raccolta dati già utilizzate nelle passate campagne elettorali di Donald Trump negli Stati Uniti.

Un’altra costola della propaganda video, ribattezzata dagli esperti dell’Università di Toronto “slopaganda”, è stata tracciata fino a corsi di digital marketing nei Paesi Bassi, responsabili della diffusione su YouTube di finti notiziari generati dall’intelligenza artificiale che hanno totalizzato oltre quaranta milioni di visualizzazioni.

Questo caos digitale si innesta su una frattura sociale e politica già profondamente reale. L’escalation autonomista guidata dalla premier provinciale Danielle Smith ha spinto il primo ministro federale Mark Carney a lanciare durissimi avvertimenti sui rischi economici di un “backfire” costituzionale, mentre i leader delle Prime Nazioni indigene del Treaty 8 hanno già preannunciato forme di disobbedienza civile di massa qualora il referendum dovesse procedere, paventando scenari di scontro istituzionale senza precedenti.

Lo scoop della CBC mette così a nudo il lato più oscuro del moderno capitalismo delle piattaforme e l’efficacia delle politiche digitali autoritarie. Dimostra, soprattutto, come sia ormai possibile remunerare la destabilizzazione democratica di intere nazioni attraverso creatori di contenuti fantasma sparsi ai quattro angoli del pianeta.

A cura di Domenico Letizia

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