Perché il cervello di alcune persone non riesce a superare un lutto?
A volte il dolore non viene superato e si trasforma in disturbo da lutto prolungato (in inglese prolonged grief disorder, PGD), una patologia inserita dal 2018 nell' ICD-11, il sistema di classificazione globale delle malattie dell' OMS.
Attivati dopo la morte
Una revisione pubblicata su Trend in Neurosciences ha cercato di capire se sia corretto definire il PGD una patologia, confrontando l' attività celebrale di persone affette e non affette da PGD. Dai diversi studi rivisti è emerso che il cervello di chi non riesce ad elaborare il lutto funziona in modo diverso, e che alcune reti neurali si comportano in modo anomalo. Il nucleus accumbens, per esempio una struttura coinvolta nei meccanismi di ricompensa e motivazione, si attiva nei soggetti con PGD quando vedono foto o parole legate al defunto, a dimostrazione di un desiderio intenso verso la persona cara che non c'è più.
Ancorati al lutto
Allo stesso modo amigdala e ippocampo destro, coinvolti nelle emozioni e nella memoria, si attivano quando vedono immagini legate alla morte, mentre si "spengono" davanti a stimoli positivi: la mente della persona con PGD ha difficoltà a provare emozioni positive.
Il cervello della persona con PGD è quindi ancorato al lutto, incapace di trovare gioia, ricompensa altrove se non nel dolore. Nonostante questa revisione non fornisca un criterio diagnostico per questa patologia sia perché alle persone con PGD raramente si offre la possibilità di una scansione celebrale, sia perché il lutto è così complesso e non può essere catturato in una unica scansione, potrebbe essere utile per aiutare a prevedere chi potrebbe sviluppare un disturbo da lutto prolungato dopo una perdita.
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