L' educazione emotiva questa sconosciuta, solo 1 italiano su 4 alfabetizzato alle emozioni

 



Sull' educazione emotiva ovvero la capacità di riconoscere, nominare, comprendere, gestire le proprie emozioni l'  Italia  ha ancora molta strada da fare. 

In particolare il mondo maschile, seppur percependosi "molto consapevole" della propria emotività il 40 percento rimane prigioniero dell' impulsività e fatica ancora a gestire i propri stati emotivi e i comportamenti che ne conseguono, con solo il 15 percento che afferma di farlo pienamente. E' quanto emerge dal MINDex 2026 il Barometro del Benessere Mentale Degli Italiani, realizzato dal servizio di psicologia online Unobravo insieme a Ipsos Doxa in occasione del mese della Consapevolezza della Salute Mentale e dedicato quest' anno allo stato di salute emotiva nel nostro paese. 

Solo 1 su quattro è stato educato alle emozioni ma oltre tre quarti sostengono che l' educazione emotiva ricevuta ha influenzato il loro modo di relazionarsi con gli altri. Uomini più sicuri delle donne rispetto alla  propria competenza emotiva ma anche  più riluttanti  a prendersi cura del proprio benessere psicologico. E la consapevolezza nella maggior parte dei casi non si  traduce in capacità di gestire le situazioni emotivamente difficili. Da un lato oltre il 60 percento degli uomini dichiara di aver  ricevuto supporto emotivo in famiglia, ad esempio nel riconoscere e comprendere le emozioni contro solo il 44 percento delle donne. Dall'altro, questi dati  facciano pensare  ad una apertura maggiore del genere maschile, in caso di necessità solo un uomo su tre chiederebbe aiuto senza difficoltà a un professionista. 

Il MINDex 2026 conferma come i più restii a chiedere un sostegno psicologico siano proprio gli uomini che come dimostrano diversi studi, e anche i nostri, possono percepire emotività e vulnerabilità come elementi distanti dal loro modo di essere e dall' educazione ricevuta. Gli uomini chiedono meno aiuto, arrivano più tardi a farlo e spesso lo fanno quando il disagio è diventato più difficile da gestire. Alla base c' è anche un educazione emotiva che fin dall' infanzia, tende a semplificare, contenere o negare ciò che si prova, invece di insegnare a riconoscerlo e attraversarlo. Questo ha un impatto reale sulla qualità di vita, delle relazioni e sulla capacità di prendersi cura di sé. 

Gen Z: prevale l' impulsività. L' affetto il sentimento più difficile da articolare 

Dalla ricerca emerge anche un quadro articolato della Gen Z (18-29 anni), che vede solo 1 donna su quattro riferire di comprendere bene il proprio mondo interiore rispetto a solo il 40 percento degli uomini della stessa generazione. A dispetto di questo dato pur dichiarando di riuscire a capire bene le proprie emozioni, solo 1 su 10 della Gen Z afferma di riuscire a gestire pienamente e a riflettere prima di reagire. E se amore e affetto emergono come sentimenti più difficili da discutere in famiglia per un terzo degli italiani, indipendentemente dalla generazione, per i giovani uomini a rimanere inespressa è la felicità, mentre per le coetanee sono tristezza e rabbia. 
L' alfabetizzazione emotiva contribuisce a mettere per imparare a stare in contatto con ciò che si prova, senza evitarlo o senza esserne sopraffatti in una società con cui la vulnerabilità è talvolta vissuta come un tabù, può essere utile restituire alla paura e alla rabbia il loro valore di segnali, favorendo una maggiore consapevolezza del proprio vissuto, commenta Corena Pezzella, Clinical Manager e psicoterapeuta di Unobravo. Questa esigenza di apertura si confronta però con una realtà spesso diversa, dove l' esposizione delle proprie fragilità può essere scoraggiata, con il rischio in alcuni casi di alimentare il rischio di isolamento emotivo che i dati oggi mettono in luce. 

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