Il grande freddo tra USA e Canada: saltano le trattative e si riapre la guerra dei dazi

 



Le trattative commerciali tra Stati Uniti e Canada volte a scongiurare un’escalation tariffaria si sono interrotte bruscamente a Washington, riaprendo una crisi profonda nelle relazioni economiche nordamericane e proiettando pesanti ombre sul futuro delle catene di fornitura continentali.

L’intesa che avrebbe dovuto congelare l’entrata in vigore dei dazi punitivi sulle esportazioni d’oltreconfine è definitivamente naufragata a causa dell’intransigente ultimatum imposto dall’amministrazione statunitense. Washington ha infatti preteso da Ottawa un immediato e drastico allineamento sulle politiche commerciali dirette contro i beni di provenienza cinese, unitamente a una revisione unilaterale delle regole d’origine per la filiera dell’automobile e allo smantellamento delle storiche tutele canadesi nei settori agricolo e agroalimentare.

Di fronte a queste condizioni, la delegazione guidata dal ministro del Commercio Dominic LeBlanc è stata richiamata d’urgenza e il primo ministro Mark Carney ha annunciato la sospensione formale del tavolo, bollando le richieste americane come inaccettabili, sproporzionate e apertamente lesive della sovranità economica nazionale.

Dall’analisi della stampa canadese, dalle colonne di quotidiani di riferimento come The Globe and Mail e National Post fino ai dettagliati reportage di approfondimento pubblicati da CBC News, emerge un quadro di altissima tensione politica e un compatto e coeso fronte politico interno.

I commentatori d’oltreoceano sottolineano con forza come le ultime mosse della Casa Bianca abbiano incrinato decenni di integrazione e cooperazione bilaterale, faticosamente strutturati attorno all’impalcatura del libero scambio dell’accordo USMCA.

Tra la classe dirigente e l’opinione pubblica di Ottawa si avverte un profondo senso di disillusione, accompagnato dalla certezza che la storica relazione privilegiata con gli Stati Uniti stia attraversando una trasformazione irreversibile.

Le analisi degli economisti canadesi evidenziano che la risposta coercitiva di Washington, concretizzatasi nell’applicazione di norme straordinarie e nell’ipotesi di dazi punitivi fino al 50% su una selezione di merci, compresi acciaio, alluminio e beni della manifattura strategica, rischia di provocare danni sistemici gravissimi da entrambi i lati della frontiera.

A inasprire ulteriormente lo scontro sono arrivate anche le dure parole di Donald Trump, che ha attaccato frontalmente i vertici canadesi affermando:

“Un sacco di ‘spacconate’ da parte di Doug Ford, meglio conosciuto come il fratello meno carismatico, meno intelligente e, nel complesso, decisamente poco impressionante del compianto e grande Rob Ford. L’America si è fatta carico del Canada per decenni, ma ora non più. Gli Stati Uniti saranno sempre molto più grandi, ricchi e forti del Canada. Senza gli Stati Uniti, il Canada non potrebbe sopravvivere: è da noi che ricavano tutti i loro soldi e, a causa della loro attuale pessima leadership, soprattutto del governatore Carney e del suo tirapiedi Ford, non sarà più permesso loro di continuare ad approfittarsi degli Stati Uniti, la chiave della loro stessa sopravvivenza. Ricordate: gran parte dell’elettricità, del petrolio e del gas che il Canada riceve viene trasportata attraverso gli Stati Uniti. Qualcuno dovrebbe convincere questi pagliacci a ‘rimettersi in riga’, altrimenti le conseguenze per il Canada saranno di gran lunga peggiori. Il tasso di disoccupazione del Canada è ormai al 10% e sta aumentando rapidamente. Le loro aziende stanno fuggendo negli Stati Uniti, ed è tutto a causa delle loro politiche fallimentari e della loro leadership incapace. I giorni in cui fregavano i nostri agricoltori e le altre nostre imprese sono finiti”.

La controstrategia preannunciata dal governo Carney prevede un piano di ritorsioni mirate e calibrate “dollaro per dollaro” su macchinari agricoli, carta ed elettrodomestici americani, raccogliendo il sostegno compatto dei premier delle province dell’Ontario e del Québec, i cui distretti industriali risultano direttamente minacciati dalle barriere doganali.

Gli analisti finanziari avvertono che la rottura dei colloqui spingerà al rialzo l’inflazione e ostacolerà la crescita del PIL, accelerando tuttavia il dibattito sulla necessità per il Canada di conquistare una vera e propria autonomia strategica.

Sulle principali testate di Ottawa si evidenzia come il Paese sia ormai chiamato a diversificare i propri sbocchi commerciali, intensificando i legami con i partner dell’area indo-pacifica ed europei per affrancarsi dall’eccessiva dipendenza dal mercato statunitense.

Mentre l’economia canadese riflette l’incertezza con forti oscillazioni e le associazioni d’impresa chiedono un ritorno alla diplomazia, il contenzioso rischia di trasformarsi in un conflitto economico di lunga durata, con fortissimi contraccolpi sugli equilibri geopolitici ed economici globali.

A cura di Domenica Letizia
Fonte: inoltrenews.it

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