Depressione, quando il problema non è solo stare male ma non aspettarsi più nulla

 



Ci sono persone depresse che descrivono molto bene la tristezza. Altre raccontano qualcosa di più difficile da spiegare: non aspettano con piacere il fine settimana, non sentono la spinta a chiamare un amico, non riescono a immaginare che un attività possa valere lo sforzo necessario per iniziarla. 

E' quella parte della depressione in cui non manca solo il buonumore, ma sembra spegnersi anche l' attesa del piacere. 

In medicina questo fenomeno viene chiamato anedonia. Il termine indica la difficoltà a provare interesse o piacere, ma nella vita quotidiana può significare molto di più: non avere voglia di uscire, non sentire più il desiderio di cucinare, leggere, ascoltare musica, o incontrare qualcuno, anche si sa razionalmente che quelle cose che prima facevano stare bene. 

Non è pigrizia, Non è mancanza di volontà, e non si risolve dicendo semplicemente a una persona di reagire. 

Un trial statunitense ha provato a intervenire proprio su questo aspetto. Novantotto adulti con una capacità molto ridotta di provare emozioni positive e con sintomi depressivi o ansiosi sono stati assegnati a due diversi percorsi di psicoterapia individuale, entrambi svolti a una distanza e una durata di quindici sedute. 

Uno dei trattamenti lavorava in modo specifico sulla capacità di riconoscere e ricostruire esperienze positive. Non si trattava di imporre pensieri ottimistici, ma di aiutare la persona a scegliere attività potenzialmente significative, anticipare mentalmente, affrontare la mancanza di motivazione e notare ciò che accade durante o dopo quelle esperienze. 

In pratica il lavoro poteva significare programmare una breve passeggiata, riprendere un interesse abbondonato, accettare un invito, preparare un pasto o fermarsi a riconoscere una conversazione era stata piacevole invece di liquidarla subito come irrilevante. 

Il secondo percorso terapeutico lavorava soprattutto sui meccanismi dell' ansia e delle emozioni negative, utilizzando strategie già note, come l' esposizione alle situazioni evitate e la revisione di alcuni pensieri distorti. 

Alla fine del trattamento, il percorso orientato alle emozioni positive ha prodotto un miglioramento complessivo maggiore rispetto alla terapia di confronto. La differenza però è stata modesta. 

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